Facebook |  Staff |  Contatti  |  Sostienici  |  Pubblicità su questo sito  |  Ultimo aggiornamento: Mar, 25/04/2017 - 21:39
sei qui: Home > L'opinione > Interventi e commenti > L'Acta chiarisca l'entità dell'inquinamento a Pallareta

Interventi e commenti Potenza

L'Acta chiarisca l'entità dell'inquinamento
a Pallareta

La Ola: "Fenice e Pallareta due facce della stessa medaglia"

di Redazione Basilicata24

L'Acta chiarisca l'entità dell'inquinamento <br>a Pallareta

 


La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) interviene nuovamente affinché Acta spa chiarisca l'entità dell'inquinamento delle falde da percolato presso la discarica Pallareta di Potenza. Il Tar Basilicata ricorda la nostra Organizzazione - con propria ordinanza (la n.143 del 16 aprile 2010) ha rigettato l'istanza incidentale di annullamento proposta dal sindaco del capoluogo lucano contro una serie di provvedimenti amministrativi della Provincia di Potenza, della Regione Basilicata, dell'Arpab e dell'Asp. Il Comune di Potenza chiedeva, in sintesi, l'annullamento della Determinazione dirigenziale della Provincia n.441 del 18 febbraio 2010, nonché una serie di atti nei quali Arpab e Asp confermavano la pericolosità dal punto di vista ambientale della discarica in oggetto, confermate dal Dipartimento Ambiente, Ufficio prevenzione e controllo ambientale, con nota del 10 marzo 2010.Il Tar, nel sancire l'esistenza del "periculum", auspicava che esso venisse rimosso dal Comune di Potenza, obbligato ad effettuare il piano di caratterizzazione grazie all'assegnazione di uno specifico contributo economico da parte della Regione, di cui oggi non si conosce se sia stato utilizzato. Secondo la Ola le responsabilità per la cattiva gestione dei rifiuti a Potenza ed in Basilicata vengono fatte gravare sui bilanci pubblici, mentre l'Acta spa ha destinato parte dell'aumento della Tarsu per incrementare i compensi dei propri amministratori. Per questi motivi chiediamo ad Arpab, Regione e Provincia, di conoscere i termini dell'inquinamento presso la discarica di Pallareta, i cui dati continuano ad essere secretati, e quali siano stati gli interventi per limitarne i rischi sull'ambiente e la salute dei cittadini.Il disastro nella gestione dei rifiuti in Basilicata- denuncia la Ola-ha innescato un processo a catena, un vero e proprio effetto-domino, che coinvolge non solo aspetti ambientali ed economici ma grava ancora una volta sui residenti, mentre la programmazione regionale e provinciale ancora continua a perseguire la priorità del conferimento dei rifiuti in discarica ed il ricorso all'incenerimento con piani provinciali dei rifiuti - ultimo quello predisposto dall'ATO Rifiuti - con la consulenza del professor Masi del DIFA (Università della Basilicata) in fase di approvazione dalla Provincia di Matera, inattuali ed incentrati sull'impiantistica destinata a bruciare CDR/CSS, come Fenice, cementifici e finte centrali a biomassa. Questa programmazione si è rilevata sbagliata e finirà per far collassare definitivamente ed in modo irreversibile l'intero sistema gestionale dei rifiuti in Basilicata, nonostante numerosi sindaci chiedono di uscire dal sistema discariche-incenerimento, vedendo minacciata la differenziata, dove la raccolta multimateriale risulta e risulterà funzionale solo all'incenerimento dei rifiuti.È evidente - ribadisce la Ola - che il perdurare della chiusura della discarica di Pallareta di Potenza richiama la necessità e l'urgenza di rivedere in toto il piano regionale dei rifiuti ormai superato. Nè può essere risolto portando la monnezza ora a Lauria ora nelle discariche della provincia di Matera che presentano tra l'altro problemi ambientali e di sversamento nelle falde del percolato che viene smaltito illegalmente nei corsi d'acqua e negli invasi. Quello in vigore non solo è sbagliato nelle sue impostazioni fondamentali, ma viene di fatto superato dalle continue emergenze ambientali che, a catena, si abbattono su tutti i siti, con risvolti anche di tipo legale e giudiziario.È necessario, invece, cambiare subito e senza indugio investendo sui centri di compostaggio verde della frazione organica, ovvero quello da destinare ad usi compatibili in fertilizzante di qualità certificata per l'agricoltura, sul recupero a freddo dei materiali e su una seria Raccolta Differenziata spinta per tutte le categorie merceologiche, evitando di porre al centro del sistema gestionale dei rifiuti le discariche e gli inceneritori. Ed evitando anche un atteggiamento per nulla istituzionale del Dipartimento Ambiente, degli enti istituzionali e delle strutture universitarie che collaborano ai Piani dei rifiuti municipali, comprensoriali, provinciali e regionali che non specificano mai la qualità degli impianti di compostaggio previsti in cantiere. Perché se l'impianto è "Compostaggio verde" è per produrre concime biologico, se è "Compostaggio grigio" è per produrre CSS/CDR per l'incenerimento. Alle istituzioni, se oneste, tocca essere sempre chiare per principio e per rispetto dei cittadini che pagano le tasse.Ola (Organizzazione lucana ambientalista) 

Mar, 25/10/2011 - 16:26
Stampa